VERGOGNA, CORPO E SESSUALITÀ, farlo solo con la luce spenta

L’incontro sessuale ci confronta inevitabilmente con la dimensione dell’Intimità, che riguarda anche il mostrarsi nudi di fronte all’altro e quindi, a livello simbolico, apparire scoperti e perciò vulnerabili.

Un cattivo rapporto con il proprio corpo legato soprattutto a vissuti di insoddisfazione per l’immagine che ci rimanda lo specchio, può avere delle ricadute severe sulla sessualità rendendola un’esperienza spiacevole e imbarazzante.

Il timore che il partner, sorprendendoci nella nostra imperfezione, possa non apprezzarci va a minare il bisogno umano di sentirci accettati e validati dall’altro, soprattuto quando L’Altro è una persona a cui attribuiamo un forte significato in termini di investimento relazionale o affettivo.

Sentirsi a proprio agio nel mostrare il proprio corpo è un fattore importante per calarsi nell’esperienza sessuale e poter godere appieno delle sensazioni attivate dell’incontro.

La vergogna comune nelle donne, per esempio, di mostrare il proprio seno, di cui spesso sono insoddisfatte, le porta a mettere in atto, durante il rapporto sessuale continui tentativi di nascondimento evitando posizioni o pratiche rispetto alle quali sarebbe più esposto.

Il focus eccessivo su quella specifica parte del corpo comporta una perdita di abbandono sessuale e può attivare fenomeni disfunzionali come Spectatoring e problematiche nella risposta orgasmica.

Vergogna e disfunzioni sessuali

La vergogna nel mostrare il proprio corpo può sfociare nei casi più gravi in vera e propria Ansia da rapporto responsabile della manifestazione di Disfunzioni sessuali come DISFUNZIONE ERETTILE, PROBLEMATICHE NEL RAGGIUNGIMENTO DELL’ORGASMO o quadri di CALO DEL DESIDERIO, generati dal fatto che la persona si auto-saboterebbe, in maniera più o meno consapevole, per tutelarsi da possibili vissuti di disagio legati all’incontro sessuale.

Come gestirla?

  • Ridimensiona i pensieri critici cambiando il dialogo interiore

Il dialogo interiore è quel flusso di comunicazione che intratteniamo con noi stessi.

Sviluppare consapevolezza rispetto a pensieri eccessivamente severi sul nostro corpo ci permette di ridimensionarli e “abbassarli di volume”, evitando che venga avviato in maniera automatica un dialogo di auto-squalifica, spesso aggressivo ed estremamente giudicante.

  • Lavora su cio’ che puoi modificare, accetta quello che non puoi cambiare

Modificare aspetti che ci piacciono meno del proprio corpo, in un processo sano di cura e di valorizzazione di sé, può aumentare la nostra autostima legata all’immagine corporea.

Accettare ciò che non ci piace e che non abbiamo il potere di cambiare invece, non significa rassegnarsi, ma allenarsi ad amare ciò che del nostro corpo tendiamo a rifiutare o a considerare come imperfezione.

  • “Erotismo” non fa rima con “Corpo perfetto”

Sentirsi sessualmente seducenti e attraenti non ha nulla a che vedere con l’abitare un corpo perfetto secondo i canoni moderni. L’erotismo è infatti legato alla consapevolezza sessuale e alla fiducia rispetto a ciò che si è nella totalità.

Talvolta i motivi che sottendono la vergogna legata al mostrare il proprio corpo sono più radicati o difficili da identificare e gestire. In questi casi rivolgersi a uno Psicoterapeuta può aiutarci a fare chiarezza sui motivi del disagio impostando una presa in carico adatta alle nostre esigenze.

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PSICOTERAPIA E SCOPERTA DI SÉ. La storia di Pezzettino

Pezzettino, il protagonista del racconto per bambini di Leo Lionni, è in cerca della propria identità.

È talmente piccolino in confronto agli altri che crede di essere un pezzetto mancante di qualcun altro.

Durante il suo viaggio incontra infatti personaggi grandi e grossi ai quali chiede se per caso fosse un loro pezzo mancante ma tutti gli rispondono negativamente. 

Pezzettino allora, su suggerimento di un saggio che incontra sul suo cammino, decide di andare all’Isola-Chi-Sono per scoprire definitivamente a chi appartenga ma, mentre si arrampica alle rocce, accidentalmente inciampa e si frantuma in tanti piccoli pezzettini. 

Questo incidente si rivelerà per lui illuminante. Comprende infatti che anche lui è fatto di tanti piccoli pezzi, di non essere un pezzo mancante di nessuno e di essere già completo cosi com’è.

La scoperta di essere solo se stesso lo riempie di gioia.

Secondo il mio approccio terapeutico il malessere psicologico deriva da una mancanza di accettazione profonda rispetto a ciò che siamo. 

Il racconto di Lionni offre a mio parere una metafora del processo in Psicoterapia:

  • Un processo di conoscenza di tutti nostri pezzettini, 
  • Un processo di piena accettazione di ciò che siamo, 
  • Un processo per amare la nostra unicità,
  • Un processo per comprendere i pezzettini più disfunzionali, che spesso a causa di condizionamenti esterni abbiamo introiettato, per modificarli e migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri.

La psicoterapia ci permette di recuperare la nostra parte autentica e ci libera rendendoci più vicini a ciò che più ci corrisponde.

Il sintomo e il disagio arrivano per un motivo, ci segnalano che qualcosa nel rapporto con noi stessi va rivisto e cambiato.

Ascoltare e dare dignità al nostro malessere, comprendendolo e rielaborandolo, ci offre l’opportunità di recuperare il contatto con il nostro vero Sé e ripristinare il benessere psicologico.

“Cio che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo” Carl Rogers

Bibliografia

Lionni, L. (2006). Pezzettino, trad. it Maria Marconi. Babalibri, Milano.

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SESSO E RELAZIONE LUNGA, come rendere l’intimità (ancora) eccitante

E’ un’esperienza comune e motivo di crisi nelle coppie di lunga data perdere la spinta sessuale a causa di una sessualità percepita oramai come monotona, prevedibile e priva di quella passione travolgente protagonista dei primi incontri nella fase iniziale del rapporto.

L’aumento dell’intimità emotiva e la conoscenza reciproca se da un lato consolida la coppia, dall’altro sembra infragilire la sessualità.

Nei primi mesi di una nuova relazione la forte passione è generata dallo Sconosciuto con cui ci si interfaccia, dal mistero di un corpo nuovo, dal Desiderio dato dalla percezione di non avere simbolicamente il possesso dell’altro, che alimenta una ricerca tormentata e romantica dell’incontro sessuale.

Nella coppia ormai consolidata l’Altro da oggetto misterioso diviene qualcosa di conosciuto e “posseduto”, si crea un legame di attaccamento che, similmente a quello originario materno, ci fa sentire validati e al sicuro.

La sessualità inevitabilmente si trasforma a causa del legame che si instaura con il partner e della sensazione di famigliarità che ne consegue.

Questo cambiamento nella coppia può essere tuttavia un’opportunità per rivedere la sessualità da una nuova prospettiva.

La maggiore confidenza nella coppia permetterebbe infatti un’aumento della fiducia reciproca che consentirebbe una maggior sperimentazione sul piano sessuale.

All’inizio di una relazione infatti i rapporti sono attraversati dalla passione, ma la mancanza di confidenza con il nuovo partner spesso ci porta a sentirci un po’ inibiti nel manifestare i nostri bisogni sessuali e a confrontarci onestamente sul piano dell’intimità.

L’aumento della confidenza reciproca in una relazione a lungo termine andrebbe letta quindi non come inevitabile morte della passione romantica, ma come nuova possibilità per sperimentare e accedere al vero godimento sessuale permesso dall’accrescimento della sintonia di coppia.

Per mantenere quindi viva la sessualità nelle coppie di lunga data, è necessario dedicarle il giusto spazio tenendo a mente 5 concetti riassunti in 5 parole chiave:

  1. IMPEGNO. L’area della sessualità non può essere relegata in fondo alla lista delle cose importanti della coppia, ma va curata e coltivata con continua dedizione e motivazione.
  2. NOVITA’. Inserire ogni tanto qualche elemento nuovo, cambiare luogo oltre la tradizionale camera da letto, sperimentare pratiche diverse o utilizzare sex toys può contrastare una routine sessuale che segue da anni lo stesso copione.
  3. CONDIVISIONE. Comunicare fantasie o desideri sessuali, quando pensiamo che il nostro partner possa accoglierli senza resistenze o timori, può ampliare l’immaginario sessuale di coppia e offrire a entrambi stimoli nuovi per alimentare l’eccitazione sessuale.
  4. ATMOSFERA. Come coltivare la sessualità in una giornata condita da mille impegni e magari dalla presenza dei figli in casa? Organizzando il tempo in maniera più funzionale per ritagliarsi spazi privati, anche ridotti, ma riservati esclusivamente alla coppia.
  5. CURA DI SE‘. Un aspetto importante spesso sottovalutato e fortemente connesso con la sessualità passa attraverso la cura della propria persona. Sentirsi attraenti, seducenti e piacersi sono elementi essenziali per rafforzare la sessualità di coppia.

Regalarsi un percorso terapeutico di coppia può essere la scelta opportuna per ravvivare o ricostruire una sintonia sessuale con il nostro partner, e comprendere, con la facilitazione del Sessuologo, quale direzione prendere e che tipo di cambiamenti apportare all’interno di un’intimità che non ci soddisfa più.

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COPPIA E LITIGI. Gestire i conflitti in 5 mosse

Un importante indicatore del livello di soddisfazione del rapporto di coppia non è tanto l’assenza di conflitti, ma come questi vengano risolti in maniera efficace.

La dimensione del conflitto è pertanto normale all’interno di un rapporto, in caso contrario può essere che uno dei due partner stia sacrificando i propri bisogni poiché impaurito da un possibile scontro. In questi casi spesso si sviluppano dinamiche sbilanciate di potere accompagnate da atteggiamenti di tipo passivo-aggressivo messe in atto dal partner più debole.

Vi sono poi altre situazioni in cui il conflitto esita in crisi violente difficili da gestire e da riparare, pertanto imparare a “litigare bene” è fondamentale in un’ottica di benessere di coppia.

Conflitto = opportunità

Il conflitto non è sinonimo per forza di rottura, anzi, ripensare al conflitto come un opportunità di crescita aumenta la complicità e la vicinanza emotiva tra partner e, se gestito in maniera efficace, crea un precedente solido che aiuta la coppia a rafforzarsi e ad essere resiliente agli urti futuri.

Gestire il conflitto in modo efficace

Thomas Gordon (1975), celebre educatore e psicologo statunitense, ha sviluppato un metodo semplice per gestire le liti e i momenti di empasse nelle relazioni.

Questo metodo richiede una messa in gioco da parte di entrambi i membri per ripensare e gestire il problema.

Nel corso delle terapie di coppia, suggerisco ai miei pazienti di trovare un momento tranquillo per lavorare insieme alla risoluzione del conflitto, momento che chiamo: “SPAZIO DI RIFLESSIONE PER LA GESTIONE DEL CONFLITTO”, suddiviso in 5 fasi:

1. Definire insieme il problema in termini di bisogni personali

Nel conflitto spesso ognuno porta non solo caratteristiche personali, ma anche ferite del passato e, soprattutto, bisogni frustarti nel presente. E’ importante che ognuno verbalizzi all’altro quali bisogni personali sente siano frustrati dal problema.

2. Generare tutte le soluzioni possibili che possano soddisfare almeno parzialmente i bisogni personali di entrambi

3. Valutare le soluzioni generate e selezionare le più promettenti

4. Scegliere insieme una soluzione e metterla in pratica

5. Valutare insieme gli esiti (se non ha funzionato tornare al punto 3)

Impegno ed empatia: gli ingredienti fondamentali

E’ importante che i partner condividano l’impegno di trovare soluzioni che soddisfino i bisogni di entrambi e la volontà di risolvere il conflitto in un’ottica vinci-vinci, laddove nessuno possa uscirne penalizzato.

Adottare un atteggiamento empatico è pertanto indispensabile per calarsi nei panni dell’altro, dando dignità al suo punto di vista e ai suoi bisogni, anche quando risultano essere dissonanti rispetto ai propri.

La terapia di coppia per la gestione dei conflitti

Vi sono casi in cui le coppie sono intrappolate in continui conflitti e mettere in pratica questa strategia può apparire difficile a causa del risentimento accumulato e dalla cronicizzazione di dinamiche disfunzionali.

In questi casi UN PERCORSO DI COPPIA può aiutare entrambi i membri a prendere consapevolezza dei copioni di litigio e a trovare soluzioni efficaci per gestire i conflitti presenti e futuri.

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Bibliografia

Gordon, T. (1975). P.E.T., Parent Effectiveness Training. New York: New American Library; trad. it. Genitori Efficaci. Educare figli responsabilità, edizioni la Meridiana, Molfetta 1994.

DISFUNZIONI SESSUALI, quanto ne sai davvero?

Le Disfunzioni Sessuali possono riguardare un’anomalia di funzionamento o di risposta sessuale, oppure presentarsi come condizioni che comportano dolore associato al rapporto.

Possono dipendere da fattori unicamente organici, avere un’origine psicologica, oppure essere causati da una combinazione di entrambi gli aspetti.

Per comprendere in modo più semplificato le Disfunzioni Sessuali, possiamo fare riferimento al Ciclo di risposta sessuale umano cosi come indicato nel DSM-IV-TR (APA, 2000).

Il ciclo di risposta sessuale

Il ciclo di risposta sessuale (Kaplan, 1976; Master & Johnson, 1966) indica in maniera approssimativa il funzionamento sessuale che può essere distinto in quattro fasi: 

  • Desiderio 

Il drive sessuale, ovvero lo stato di tensione che incentiva l’inizio dell’attività sessuale e che può essere innescato da stimoli sensoriali, ricordi e fantasie.

Disfunzioni Sessuali possibili in questa fase: CALO DEL DESIDERIO SESSUALE, AVVERSIONE SESSUALE.

  • Eccitazione

Stadio dove il corpo si prepara al rapporto sessuale e si predispone per il coito. Si manifestano infatti modificazioni fisiologiche quali aumento della tensione muscolare, della frequenza respiratoria e del battito cardiaco, seguiti dall’erezione del pene nell’uomo e dalla lubrificazione vaginale nella donna.

La fase di eccitazione sfocia poi nel Plateau, anche chiamato “punto di inevitabilità orgasmica”, ovvero l’acme dell’eccitazione che conduce poi all’orgasmo vero e proprio.

Disfunzioni Sessuali possibili in questa fase: DISTURBO ERETTILE, DISTURBO DELL’ECCITAZIONE SESSUALE FEMMINILE.

  • Orgasmo

Picco del piacere sessuale e rilascio della tensione accumulata che coincide con l’eiaculazione nell’uomo e l’effettivo raggiungimento del piacere orgasmico nella donna.

Disfunzioni Sessuali possibili in questa fase: EIACULAZIONE PRECOCE, EIACULAZIONE RITARDATA, DISTURBO DELL’ORGASMO FEMMINILE.

  • Risoluzione

Stadio in cui il corpo torna progressivamente a uno stato di quiete. Mentre negli uomini dopo l’orgasmo segue il cosiddetto “periodo refrattario” che demotiva in tempi rapidi il desiderio e una nuova eccitazione, nelle donne il periodo di risoluzione dura meno, e con un’adeguata stimolazione possono tornare più velocemente alla prima fase del ciclo sessuale.

Vi sono poi Disfunzioni Sessuali che non consentono di fatto il coito come LA DISPAREUNIA, ovvero i quadri di dolore sessuale, e IL VAGINISMO, condizione fobica legata alla paura della penetrazione.

Ogni problematica sessuale, al di là delle classificazioni e delle caratteristiche cliniche, può essere considerata UNICA poichè influenzata da aspetti soggettivi come la storia sessuale e di vita della persona, tratti di personalità, età, fattori culturali e condizioni mediche.

Pertanto ogni percorso terapeutico viene impostato dopo un’attenta valutazione di questi aspetti e costruito sui bisogni di ogni singolo paziente.

La terapia sessuale che propongo è dunque focalizzata non solo sul sintomo ma sulla Persona portatrice del disagio, nel rispetto della sua unicità e specificità.

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Bibliografia

APA- American Psychiatric Association (2000), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th ed.- Text Revision (DSM-IV), American Psychiatric Association, Washington (trad. It. DSM-IV-TR. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Masson, Milano, 2001).

Kaplan H.S. (1976) Nuove terapie sessuali, Bompiani, Milano.

Masters W. H., Johnson V. E. (1966) Human Sexual Response, Boston, MA: Little, Brown.

L’ESERCIZIO DELLA CALMA, combatti lo stress in 10 minuti

L’Esercizio della Calma fa parte della pratica del ciclo inferiore del Training Autogeno, una metodologia di auto-distensione che se praticata con costanza produce modificazioni psico-corporee che permettono alla persona di raggiungere uno stato generale di benessere.

L’esercizio della calma può essere utile nella risoluzione degli stati ansiosi ma anche per gestire lo stress di tutti i giorni.

QUANDO: L’esercizio può essere praticato la mattina dopo il risveglio, ma anche al bisogno durante la giornata quando ci sentiamo particolarmente vulnerabili, nervosi o in ansia.

QUANTO: Possiamo dedicare all’esercizio 10 minuti e praticarlo tutti i giorni.

DOVE: Il suggerimento è quello di trovare un luogo che favorisca l’incontro con noi stessi senza elementi di distrazione ambientale, l’ideale sarebbe nell’intimità di casa in un momento in cui siamo soli.

COME: Il consiglio è di realizzare una registrazione vocale delle indicazioni della pratica per poter ascoltare il training con le cuffiette, in modo tale da poter svolgere l’esercizio a occhi chiusi senza essere distratti dalla lettura.

Indicazioni:

Puoi chiudere gli occhi o se preferisci puoi fissare un punto davanti a te

Sei seduto sulla sedia, le braccia e le gambe sono rilassate, i palmi delle mani sono rivolti verso l’altro e i piedi sono attaccati al pavimento come avessero radici forti

Percepisci una sensazione di solidità e di sicurezza

Ora porta l’attenzione al tuo respiro

Senti l’aria che entra e che esce dal corpo, percepisci l’addome che dolcemente si alza e si abbassa seguendo il ritmo del tuo respiro

Puoi avvertire l’aria che entra dalle narici fresca e che esce invece più tiepida durante l’espirazione

Quando senti di aver trovato il tuo ritmo puoi immaginare che mentre inspiri tu stia assorbendo energia positiva sotto forma di luce bianca, e puoi percepire come questa luce porti in te calma e tranquillità

Quando rilasci l’aria, invece, puoi immaginare che dal tuo naso esca tutta la tensione che hai accumulato, la stai liberando permettendole di fluire, come fosse un fumo nero che esce lentamente dal tuo corpo e che se ne va via lontano

E’ un respiro che pulisce, che ti rigenera dal profondo, lascia andare il fumo nero e assorbe la luce bianca della calma

Avverti una sensazione di benessere e ti senti profondamente tranquillo e in pace

Contatti una sensazione profonda e diffusa di quiete e di serenità che parte dalla testa e che scende via via per tutto il corpo fino ad arrivare alla punta dei piedi

Ora mentre respiri ripeti mentalmente 5 o 6 volte: “Io sono Calmo”

E ti senti calmo e rilassato, profondamente calmo e completamente rilassato

Ora porta la tua attenzione alla tua mano destra, aprila e chiudila dolcemente, e solo quando sarai pronto puoi riaprire gli occhi e riprendere il contatto con l’ambiente circostante.

PERCHE’: Riuscire a focalizzarsi sul respiro, facilitati dalla visualizzazione dei colori che accompagnano i momenti di Inspirazione ed Espirazione, consente di riportare l’attenzione al momento presente sviluppando un atteggiamento non giudicante rispetto a ciò che ci attraversa.

L’Esercizio della Calma permette infatti di spostare sullo sfondo i pensieri e le preoccupazioni, e di recuperare un momento di presenza e di contatto con il corpo e con la propria interiorità.

Nei percorsi di psicoterapia utilizzo spesso gli esercizi di Training Autogeno, tecniche di Mindfulness e di visualizzazione guidata.

Propongo inoltre, a chi interessato, percorsi brevi della durata di 5 sedute, volti esclusivamente all’apprendimento della pratica del Training Autogeno.

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Bibliografia

B.H. Hoffmann, Manuale di Training Autogeno, Roma, Astrolabio, 1980.

ANSIA DA PRESTAZIONE SESSUALE, 3 pensieri per superarla

L’ansia da prestazione è una condizione comune che riguarda sia uomini che donne e si verifica quando ci si interfaccia al rapporto sessuale come se si fosse “sotto esame”.

L’incontro sessuale viene vissuto quindi con la paura di non essere all’altezza e di dare un’immagine che non corrisponde all’ideale di sé.

Perche’ ci sentiamo in ansia?

L’ansia da prestazione può manifestarsi per problematiche di insicurezza, idee interiorizzate di perfezione, elevata sensibilità a condizionamenti esterni (ad esempio standard sociali o proposti dalla pornografia), oppure perché percepiamo il nostro partner troppo esperto sessualmente, attraente o ci sentiamo coinvolti emotivamente e temiamo di deluderlo e quindi di perderlo.

Ansia da prestazione e disfunzioni sessuali

L’ansia da prestazione puo innescarsi a seguito di una défaillance sessuale oppure esserne la causa.

Affrontare il rapporto con pensieri invalidanti come la paura di fallire, può portare a sviluppare Disfunzioni Sessuali come disturbo erettile nell’uomo, o problematiche nel raggiungimento dell’orgasmo.

Quando l’ansia è severa la persona può addirittura presentare un calo del desiderio sessuale, che si manifesterebbe come meccanismo di difesa per evitare la prestazione e tutelarsi così da paure legate al doversi mettere in gioco sessualmente.

Cambia il modo di percepire il rapporto sessuale

La chiave per gestire l’ansia da prestazione è quella di ripensare al modo in cui percepiamo la sessualità e l’incontro sessuale, ecco quindi 3 pensieri buoni da sostituire a quelli disfunzionali

  • La sessualita’ non e’ solo prestazione

Pensare che la qualità del rapporto sessuale sia solo dettata dalla prestazione aumenta l’ansia, perché ci porta solo a focalizzarci sulla componente prestazionale tralasciando tutta l’esperienza dell’incontro che è costituita dal vissuto emozionale e dall’atmosfera che siamo in grado di co-costruire con il nostro partner, fatta soprattutto di attese, sguardi e preliminari.

  • Tu sei unico, valorizza i tuoi punti di forza

Ogni persona essendo unica porta nel rapporto sessuale se stessa, ciò significa che quello che riesci a creare con il partner in termini di emozioni non sarà replicabile da nessun altro.

Focalizzarti dunque sulla tua unicità e sui tuoi punti di forza ti permetterà di vivere e far vivere al partner l’esperienza sessuale come qualcosa di unico e speciale, al di là della prestazione in sé.

  • Ridimensiona il fallimento

L’errore diventa fallimento solo se noi decidiamo di etichettarlo e di viverlo come tale.

Se ci alleniamo a ridimensionare e sdrammatizzare gli incidenti sessuali, tenderemo a percepirli come inciampi normali che non compromettono necessariamente la sintonia con il partner, che è il vero indicatore della qualità del rapporto sessuale.

Se tuttavia l’ansia da prestazione è invalidante e accompagna sempre gli incontri sessuali, rivolgersi a un Sessuologo rappresenta la soluzione preferibile per valutare ciò che sostiene il disagio, e impostare un percorso per gestire efficacemente la condizione ansiosa.

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DISTURBO DEL DESIDERIO SESSUALE IPOATTIVO, quando la voglia non c’è

Il desiderio sessuale è legato alle aspettative che una persona ha rispetto ai comportamenti sessuali che possono dipendere da fattori culturali e dalle esperienze riguardanti il sesso che ognuno di noi vive e che possono agire più o meno positivamente sulla libido.

Quando diventa un problema?

Il desiderio sessuale è spesso minato dallo stress o da impegni quotidiani che in alcuni momenti guadagnano la priorità sul rapporto sessuale penalizzando la libido.

Se tuttavia la mancanza di libido diviene un’esperienza costante e causa alla persona disagio significativo, la condizione diviene disfunzionale e in sessuologia si parla di DISTURBO DEL DESIDERIO SESSUALE IPOATTIVO.

La diagnosi viene fatta quando il disturbo ha una durata di almeno 6 mesi ed è caratterizzato da mancanza di interesse per il sesso (compresa la carenza o la mancanza di fantasie sessuali), e dall’assenza di una motivazione spontanea verso l’attività sessuale (APA, 2013).

Calo del desiderio o avversione sessuale?

I problemi legati al desiderio non vanno confusi con un altro disturbo simile, quello da Avversione Sessuale.

La differenza è che mentre nel calo desiderio la persona non prende l’iniziativa ma, se stimolata, accetta il rapporto sessuale, nei casi di Avversione Sessuale il paziente non risponde a stimoli sessuali e prova addirittura disgusto, nei quadri più gravi la repulsione viene innescata anche solo nell’immaginare scenari sessuali.

Le cause

Le cause psicologiche possono riguardare il singolo oppure la coppia.

Nelle cause individuali troviamo convinzioni religiose, paure legate al sesso, traumi, oppure aspetti personologici come fatica a lasciarsi andare durante il rapporto o necessità di tenere tutto sotto controllo.

Tra le cause che includono la coppia vi è invece la mancanza di attrazione fisica o di sintonia con il partner, la percezione di scarse abilità sessuali del partner, scarso coinvolgimento emotivo o, al contrario, timore di coinvolgersi troppo, conflitti o lotte di potere interne al rapporto.

La terapia

Per far fronte a casi di Desiderio Sessuale Ipoattivo propongo un percorso combinato che integra Psicoterapia e Terapia Sessuale.

Il percorso prevede un lavoro orientato alla consapevolezza delle emozioni della persona legate al disturbo, un’analisi dei pensieri, credenze ed eventuali paure nascoste dietro l’abbassamento della libido e una parte più esperienziale che consiste in “compiti per casa” che il paziente è chiamato a fare con l’obiettivo di indurre la pulsione sessuale e ripristinare progressivamente il desiderio.

Il percorso di terapia per gestire il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo è quindi complesso, rivolgersi a uno Psicoterapeuta Sessuologo è dunque la scelta corretta per gestire efficacemente tale disfunzione.

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Bibliografia

APA- American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed. (DSM-5), American Psychiatric Association, Washington (trad. It. DSM-5. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).

Dèttore D. (2018) Trattato di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Giunti Editore, Firenze. 

DOLORE PSICOLOGICO, osservalo e accoglilo dentro di te

Le persone che si rivolgono a me per un percorso di psicoterapia arrivano con una richiesta tra tutte: eliminare la sofferenza, cancellare il dolore, risolvere in fretta il disagio con cui si confrontano.

Dietro questa aspettativa l’atteggiamento che molti hanno d fronte al dolore è combattivo, il dolore va dunque contrastato ed eliminato il più velocemente possibile.

Pertanto all’inizio di ogni percorso psicologico spiego ai miei pazienti che tutte le nostre emozioni, anche quelle considerate scomode, come ansia, tristezza o rabbia, arrivano per comunicarci qualcosa di noi.

Il primo passo della guarigione psicologica è quello di sviluppare uno sguardo non giudicante rispetto ai nostri vissuti emotivi, facendo loro spazio dentro di noi.

L’ascolto e l’accoglienza delle nostre emozioni ci permette di aumentare la consapevolezza rispetto a ciò che siamo e favorisce l’incontro con gli aspetti di noi che più o meno consapevolmente abbiamo rifiutato.

L’ansia, ad esempio, arriva per comunicarci che qualcosa non va, che c’è qualcosa dentro di noi che abbiamo perduto e che sta cercando disperatamente di riprendersi il suo posto.

Quando ad esempio rifiutiamo la nostra fragilità, perché in dissonanza con l’immagine che abbiamo di noi stessi, arrivano i sintomi ansiosi.

Se io ho appreso, ad esempio, che sono una persona sempre coraggiosa e che non devo avere paura di un esame all’Università, ecco che l’ansia mi assale. 

Se guardo la mia ansia come un messaggero che sta cercando di comunicarmi qualcosa, non mi farò più sopraffare, ma potrò pensare a me stesso come una persona che può anche avere paura, legittimandomi quindi la mia fragilità.

L’immagine prima rigida che avevo di me si allenterà e diverrà più sfaccettata e più vicina a ciò che sono davvero, di conseguenza l’ansia si abbasserà sino a scomparire.

Ciò che è importante dunque è un cambiamento di atteggiamento nei confronti del dolore, che possa permettermi di osservarlo e accoglierlo con l’intento di ricongiungermi con il vero me stesso.

Incontrare il proprio dolore senza contrastarlo è il centro del processo terapeutico e permette il cambiamento in psicoterapia nella direzione di un maggior benessere psicologico.

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AUTOSTIMA SESSUALE, 6 consigli per aumentarla

Cosa significa davvero “essere bravo a letto”? Come faccio a sentirmi più sicuro sessualmente?

L’autostima sessuale, sebbene risenta delle nostre esperienze passate e, più in generale, della stima complessiva che abbiamo di noi stessi, sembra essere fortemente legata a un atteggiamento costruttivo nei confronti del sesso che si può allenare sviluppando il giusto mindset.

Ecco dunque 6 suggerimenti per aumentare la tua autostima sessuale

  • Conosci te stesso

Il primo passo è quello di sviluppare maggior familiarità con il proprio corpo e con le sensazioni sessuali; conoscere quindi ciò che ci eccita e ci soddisfa a livello di stimolazione e di situazione erotica.

La nostra autostima sessuale dipende in primo luogo da quanto siamo confidenti con i nostri bisogni sessuali.

  • Non dimenticarti del partner

Comunicare con il partner, manifestare i propri bisogni sessuali e accogliere i suoi, sono tutti elementi che aumentano la soddisfazione reciproca e influenzano di riflesso la nostra autostima sessuale.

  • Abbandona le aspettative e i falsi miti sul sesso

Le aspettative che abbiamo nei confronti del sesso possono minare la nostra autostima sessuale, spingendoci a corrispondere ad attese surreali o ad aderire a standard sovradimensionati, si pensi ad esempio al porno e ai modelli proposti in termini di prestazioni e dimensioni del pene.

Anche informazioni sessuali scorrette possono influenzare negativamente il nostro approccio al sesso.

Alcune donne, per esempio, si sentono sessualmente inadeguate se non riescono a raggiungere l’orgasmo attraverso la penetrazione vaginale.

Una consulenza con un esperto in tal senso è importante per fare chiarezza e smontare i falsi miti sul sesso che amplificano l’inadeguatezza sessuale.

  • Normalizza l’errore e minimizza ciò che consideri fallimento

La défaillance sessuale se percepita come un evento normale che può capitare e non come un insuccesso catastrofico, può essere affrontata senza minare la nostra autostima sessuale, evitando quindi che si strutturi il ricordo del fallimento che andrà a sabotare anche la prestazione sessuale successiva.

  • Sperimenta ma senza stress

Il suggerimento che spesso do ai miei pazienti è quello di esplorare liberamente la propria sessualità, evitando tuttavia pratiche o situazioni sessuali che ci fanno sentire a disagio o non ci corrispondono.

Alcune donne ad esempio riportano di non sentirsi sufficientemente disinvolte e “brave a letto” se sentono di non aderire a determinate aspettative del partner su specifiche pratiche sessuali, come ad esempio rapporti anali, sesso orale estremo come il deepthroat, o pratiche BDSM.

Il consiglio resta quello di ascoltare i propri bisogni dando spazio solo a quello che ci fa sentire bene senza sovraccaricarsi di eccessive pressioni e stress.

  • Divertiti 

Vivere il sesso con la giusta spensieratezza permette di evitare che divenga ogni volta un banco di prova per dimostrare qualcosa a se stessi e al partner, e riduce le tensioni e l’ansia da prestazione. 

Talvolta i motivi dell’insicurezza sono complessi e radicati e può essere difficile risolverli da soli.

Rivolgersi a un Sessuologo può rappresentare il primo passo per esplorare in profondità l’inadeguatezza e i pensieri disfunzionali che compromettono l’autostima sessuale.

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