2023 E BENESSERE PSICOLOGICO, 4 buoni obiettivi

Gennaio è l’occasione per fare un bilancio dell’anno appena concluso e predisporci all’anno nuovo con maggiori consapevolezze.

Nell’ultima seduta dell’anno invito sempre i miei pazienti a ricordare i momenti dell’anno passato più nutrienti dal punto di vista psicologico, gli incontri importanti, le scelte che si sono rivelate funzionali e le abitudini che hanno inciso positivamente sulla qualità della loro vita.

Spesso sono i momenti più critici che ci lasciano un insegnamento, costringendoci a metterci in discussione e a crescere a livello emotivo.

L’inizio di un nuovo anno è anche un’opportunità per “preparare il terreno” ai giorni futuri, per questo è importante darsi BUONI OBIETTIVI, per non perdere il focus e investire al meglio nell’anno che verrà.

I famosi buoni propositi spesso sfumano già a fine gennaio, poiché vengono pensati senza una vera consapevolezza di cambiamento.

Gli obiettivi ragionati ci permettono invece di non perdere di vista la meta che vogliamo raggiungere e ci impegnano in un processo costante di cambiamento di aspetti della nostra vita che non ci soddisfano più e che vogliamo migliorare.

4 buoni obiettivi in 4 aree di vita

Possiamo aiutarci nella scelta di un obiettivo buono e raggiungibile per noi orientandoci su quattro diverse aree del Sé

AREA RELAZIONALE

L’area delle relazioni è spesso la più mortificata, proprio per la complessità che caratterizza i rapporti interpersonali. Possiamo ripensare alle nostre relazioni con il partner, i figli o gli amici e capire quali rapporti necessiterebbero di più cura e attenzioni e su quali invece, forse, disinvestire.

AREA LAVORATIVA

Il nuovo anno è un occasione per migliorare il nostro modo di interfacciarci con la dimensione lavorativa. Comprendere se dedicarvici più tempo o allentare i ritmi, pensare a nuovo opportunità o, se non ci soddisfa il nostro lavoro e non abbiamo la possibilità di cambiarlo, trovare modalità alternative rispetto al modo di percepirlo e di viverlo.

AREA DEL PIACERE

Come trascorri il tuo tempo libero? Ti stai dedicando a qualcosa che ti soddisfa davvero, che ti diverte o ti rilassa? Ripensare dunque alle attività e alle buone abitudini che consentono di allentare la tensione della settimana dandosi un obiettivo da difendere con costanza.

AREA DELLA CRESCITA PERSONALE

Ogni anno è un’occasione per crescere sotto il profilo individuale: affrontando una sfida, frequentando un corso che ci piace, visitando un luogo nuovo, e facendo tutte quelle esperienze che ci consentono di crescere e superare i limiti che pensavamo di avere.

2023: regalati un percorso psicologico

Un nuovo anno può essere anche l’occasione per iniziare un percorso psicologico, per affrontare meglio difficoltà nelle diverse aree del Sé, come criticità relazionali o lavorative, o semplicemente per esplorarsi e sviluppare maggiore consapevolezza rispetto al proprio modo di funzionare.

Individua 4 buoni obiettivi per te e perseguili con costanza… Buon anno all’insegna del tuo benessere psicologico!

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SESSUALITA’ MASCHILE: se lei è bella lui va in crisi. Lo conferma la Scienza

L’ansia da prestazione sessuale maschile risente di fattori diversi, e sembra intensificarsi quando l’uomo si confronta sessualmente con una partner che percepisce essere molto attraente.

Se da un lato il confronto sessuale con una donna considerata sexy agirebbe sulla risposta sessuale maschile intensificando desiderio ed eccitazione sessuale, dall’altra proprio l’avvenenza fisica della partner incentiverebbe nell’uomo l’innesco di vissuti ansiosi.

Niente di nuovo, a detta dei miei pazienti uomini, una donna molto bella infatti sembrerebbe esporre maggiormente l’uomo al timore del giudizio e alla possibilità di perdere qualcosa percepito come di valore e, in un’ottica evoluzionistica, difficile da reperire con facilità.

In tal senso il timore di fallire sessualmente con conseguente perdita della donna dei sogni aumenterebbe il disagio percepito con ricadute negative sulla performance sessuale maschile.

Lo studio scientifico

L’equipe di ricercatori dell’Università di Radboud, nei Paesi Bassi, diretta dal professor S.Nauts sembra fornire un’evidenza scientifica a sostegno di questa tesi.

Gli scienziati hanno infatti invitato un gruppo di uomini eterosessuali a svolgere il test di Stroop, un test cognitivo che indaga le capacità attentive e di concentrazione rilevando i tempi di risposta al compito.

Il test consiste nel chiedere ai soggetti di pronunciare a voce alta il colore dell’inchiostro con cui sono scritti nomi di colori che appaiono in maniera randomica sul monitor di un computer.

La criticità del compito risiede nel fatto che vi è un’incongruenza tra il nome del colore che appare e la tinta con cui è scritto.

I soggetti devono riportare il colore, che è l’informazione rilevante, senza farsi distrarre dal nome indicato dalla scritta. Ad esempio, appare la scritta “BLU” in tinta rossa, e i soggetti devono nominare la tinta, quindi il rosso, senza farsi confondere dal nome riportato.

Dopo una prima fase sperimentale è stato inserito uno stimolo distraente ovvero una donna molto attraente che guardava il soggetto da una webcam mentre svolgeva il compito.

E’ bastata la sola esposizione allo stimolo sexy per far crollare le prestazioni al compito di tutti gli uomini testati, aumentando significativamente i tempi di risposta al test.

Sembra infatti che la percezione di una donna attraente che li guardasse mentre svolgevano un test di concentrazione agisse sugli uomini testati come distrazione ambientale intensa andando ad incidere sugli ormoni dello stress, come il cortisolo, e influenzando in termini peggiorativi la prestazione.

Allo stesso modo lo stress inibisce la risposta sessuale maschile andando ad agire direttamente sull’emotività con una ricaduta negativa sulla performance sessuale, nello specifico sulla funzionalità erettile e sulla durata (latenza eiaculatoria).

Emotività e sessualità

La nostra emotività nell’ambito dell’intimità ha un ruolo importantissimo e condiziona significativamente la risposta sessuale.

Un percorso Psicosessuologico può supportarci a sviluppare consapevolezza rispetto ai vissuti che si attivano durante il rapporto e facilitarci nella gestione degli stati emotivi che possono concorrere a invalidare la performance sessuale.

Se da un lato dunque arriva la conferma della Scienza, dall’altro non si deve perdere la speranza rinunciando a priori a sperimentarsi sessualmente, soprattutto se dovesse capitare con la donna dei propri sogni.

Bibliografia

Nauts S, Metzmacher M, Verwijmeren T, Rommeswinkel V, Karremans JC. The mere anticipation of an interaction with a woman can impair men’s cognitive performance. Arch Sex Behav. 2012 Aug;41(4):1051-6. Epub 2011 Nov 1.

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TIMORE DEL FALLIMENTO SESSUALE, gestisci il tuo inner game

“L’avversario che ciascuno ha nella sua testa è più forte di quello che sta dal lato opposto della rete”

Secondo la teoria dell’Inner Game, messa a punto da Timothy Gallwey, allenatore di tennis poi approdato al mondo del coaching, ogni sportivo gioca in primis una partita contro se stesso tra due parti psichiche in contrapposizione:

Il Sè Pensante (Sé 1) ovvero la parte di noi più critica, che valuta, giudica e analizza e il Sé Agente (Sé 2) che rappresenta la parte di noi più pura e istintiva.

Il problema nasce quando il nostro Sé 1 prende il sopravvento sul Sé 2 e lo carica di pressioni eccessive che comportano delle vere e proprie interferenze disfunzionali che compromettono la prestazione, come, ad esempio, la paura del fallimento.

L’equazione messa a punto da Gallwey è che la Performance in termini di successo si raggiunga gestendo la relazione tra queste due parti in maniera funzionale, in modo da limitare l’influenza negativa della nostra parte ipercritica su quella invece più istintiva: “Performance = potenziale – interferenze“:

Inner game e paura del fallimento sessuale

La paura del fallimento sessuale nasce da pensieri disfunzionali, che possono dipendere o meno da esperienze passate considerate fallimentari, e che alimentano un circolo vizioso in cui la persona si interfaccia al rapporto attivando il proprio Sé 1 con pensieri quali “… Ora fallirai nuovamente/ Se non ha una buona prestazione sessuale non vali abbastanza/ Chissà cosa penserà di te la partner/ Farai di sicuro una brutta figura…”.

La paura del fallimento, nutrendosi proprio di questi pensieri catastrofici, può essere arginata attraverso la gestione del nostro Inner Game.

Gestire l’inner game in 4 mosse

  1. Ridimensiona le conseguenze di ciò che definisci come fallimento. Il fallimento ci fa paura perché prevediamo che le conseguenze del nostro agito saranno terribili e insostenibili, ma spesso ciò che immaginiamo potrebbe accadere non necessariamente si verifica poi nel reale. La paura del fallimento è perciò alimentata dalla previsione di scenari catastrofici che spesso non hanno nulla a che vedere con la realtà effettiva.
  2. Prendi consapevolezza del tuo Sé 1, individuando i pensieri tossici e le false credenze.
  3. Cambia il tuo dialogo interiore sostituendo i pensieri disfunzionali legati allo scenario catastrofico con pensieri neutri sospendendo il giudizio.
  4. Focalizzati sulle sensazioni corporee durante l’incontro sessuale e concentrati sul tuo qui ed ora, valorizzando il tuo Sé 2.

L’Inner Game è una suggestione che spesso rimando ai pazienti in terapia per far comprendere loro quanto molte volte è la testa che ci sabota e quanto la nostra parte giudicante sia la vera responsabile di una prestazione che riteniamo essere fallimentare, proprio perché la paura del fallimento aumenta, di fatto, la possibilità effettiva di fallire. 

Talvolta le cause che sottendono la paura del fallimento sessuale sono più radicate e riguardano aspetti psichici più complessi, non è sempre facile dunque gestire da soli il proprio Inner Game, in questi casi un percorso di Psicoterapia può rappresentare la scelta più indicata.

Bibliografia

Gallwey, W.T. (2013) Il Gioco Interiore nel Tennis. Come usare la mente per raggiungere l’eccellenza, Edizioni Ultra, Roma. 

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SEXY IS A STATE OF MIND. Perché è importante sentirsi seducenti e come riuscirci

Non indosso più i tacchi da anni”, “Dovrei tornare in palestra per sentirmi più sexy”, “Non ho molto tempo da dedicare al mio corpo dopo la nascita di mio figlio“… queste sono le risposte delle mie pazienti quando in seduta mi è capitato di chiedere loro quanto effettivamente si sentissero seducenti.

Mi sono resa conto parlando di sessualità in terapia di quanto il concetto di “sexy” venga nell’immaginario comune legato unicamente all’esteriorità, come avere un corpo corrispondente a standard estetici specifici o indossare un certo tipo di abbigliamento.

Sentirsi seducenti può essere certamente connesso a questi aspetti ma non è determinato da fattori legati all’immagine.

Sentirsi sexy infatti è un processo più raffinato di conoscenza di Sé, una dimensione che ci permette di sentirci a nostro agio con il nostro corpo ma anche con tutto ciò che siamo e ci caratterizza, e che implica una profonda padronanza di noi e dei nostri aspetti relazionali e sessuali.

E’ dunque è un atteggiamento mentale che prevede il raggiungimento di un equilibrio tra diversi aspetti del Sè e che ci consente di sentirci in armonia con il nostro corpo, le nostre emozioni, pensieri e sensazioni.

Perché è importante sentirsi seducenti?

Sentirsi sexy significa sentirsi sufficientemente sicuri di noi in termini di desiderabilità nella dimensione funzionale di valorizzazione della nostra persona nella totalità.

Se ci sentiamo bene con noi stessi e raggiungiamo la nostra armonia personale questa inevitabilmente verrà percepita dall’esterno con una ricaduta positiva sulle nostre relazioni sociali e sul modo in cui ci sentiamo quando ci rapportiamo con gli altri.

Nell’ambito della relazione di coppia percepirsi seducenti ci permette di alimentare la sessualità di coppia e di investire in un processo continuo di seduzione del nostro partner, rendendoci ricettivi e responsivi a livello affettivo e sessuale.

Sentirci sexy, inteso come processo di conoscenza e cura della propria persona, ci tutela dal sentirci minacciati da un eventuale confronto con l’altro poiché spostiamo il focus da caratteristiche singole suscettibili di paragone a qualcosa che non può essere paragonato per definizione ovvero la nostra unicità.

Nessuno di noi una volta presa la consapevolezza della propria unicità e punti di forza dovrebbe temere la competizione con l’esterno, proprio perché non può attivarsi un confronto tra persone diverse e portatrici di una propria soggettività e singolarità.

Come posso sentirmi più seducente?

Prendi consapevolezza di chi sei in tutte le tue sfumature

Non esiste un modo universalmente riconosciuto per sentirsi seducenti, il processo passa attraverso la comprensione di cosa ci fa stare bene, che obiettivi perseguire e che tipo di valori accogliere allineando quella che è la nostra interiorità con un’immagine esterna che possa corrispondervi.

Non cedere al confronto con gli altri ma concentrati solo sul tuo processo

Riscoprendo la propria unicità il confronto con l’altro inevitabilmente sfuma e diviene via via sempre meno interessante, proprio perché si è impegnati in un continuo processo di conoscenza di Sé e di valorizzazione dei propri aspetti anche sul piano della sessualità.

Ricerca e persegui il tuo erotismo

Erotismo è da intendersi come tutto ciò che può darci piacere e che stimola i nostri sensi. L’erotismo può essere legato alla sfera sessuale ma comprende anche tutte quelle attività e dimensioni che ci fanno sentire bene e che ci stimolano mentalmente e fisicamente.

Sentirsi seducenti è strettamente connesso con la Stima di Sé, nei casi in cui questa sia debole o addirittura assente un percorso di Psicoterapia può aiutare a recuperare un senso di solidità e di sicurezza interna.

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CORSO GORDON Persone Efficaci, un’esperienza unica per migliorare le tue relazioni

Vorresti migliorarti sotto il profilo relazionale e sociale?

Ti piacerebbe riuscire a trovare delle modalità più efficaci per rapportarti con i tuoi genitori, il tuo partner, i tuoi figli o i tuoi colleghi?

Vuoi puntare sul potenziamento del tuo team migliorando il lavoro di squadra e rendendolo più produttivo sotto il profilo aziendale?

Perché il Corso Gordon è un’esperienza unica di formazione?

I corsi Gordon sono conosciuti in tutto il mondo come modello d’élite per incrementare le competenze relazionali, consolidare i rapporti, ridurre il livello di conflittualità e aumentare la produttività nell’ambito lavorativo.

Sono basati sul mo­dello for­ma­tivo dell’Effectiveness Training International, ideato dal dott. Tho­mas Gor­don, psicologo clinico statunitense nominato per il premio nobel per la pace.

Ciò che lo caratterizza rispetto ad altre proposte di potenziamento relazionale è il suo taglio pratico che offre al partecipante l’opportunità di sperimentare sin da subito gli apprendimenti attraverso una messa in gioco personale.

Il corso Gordon è una vera e propria esperienza di incontro con l’altro ma soprattutto con se stessi per ripensare e migliorare le proprie relazioni in diversi contesti di vita.

Chi può condurre un Corso Gordon?

In Italia sono tenuti esclusivamente da formatori autorizzati dal Gordon Training International (Solana Beach, California), e certificati dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona che ha l’esclusiva del metodo.

Il dott. Danilo Dattola, collega Psicologo Psicoterapeuta e formatore aziendale, co-condurrà insieme a me i Corsi Gordon previsti da calendario nel 2023.

A chi è rivolto il Corso Gordon?

Il corso è rivolto a tutte le persone che desiderano accrescere le proprie competenze sociali nel campo delle relazioni e apprendere strumenti più efficaci per migliorare il rapporto con gli altri.

Quali benefici per i partecipanti al Corso Gordon?

  • Maggior conoscenza di sé e del proprio modo di funzionare a livello sociale
  • Aumento della consapevolezza emotiva
  • Miglioramento dell’autostima sul piano relazionale
  • Incremento della capacità di gestire gli scontri e i conflitti in un’ottica funzionale di tutela della relazione
  • Maggior tolleranza alla frustrazione e aumento della capacità di mediazione e di decentramento
  • Apprendimento di modalità efficaci di comunicazione e ascolto attivo
  • Maggior consapevolezza dei propri bisogni relazionali e sociali

Come funziona un Corso Gordon?

Il corso, sebbene preveda lezioni frontali, ha un taglio soprattutto esperienziale, ogni partecipante viene coinvolto attivamente nel processo di apprendimento attraverso role playing, esperienze guidate, e momenti di riflessione individuale o di condivisione in piccoli gruppi.

Durante il corso verrà fornito ad ogni partecipante un quaderno di lavoro personale edito dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona e altro materiale realizzato per lo svolgimento delle esercitazioni.

Quanto dura un Corso Gordon?

Il corso ha una durata minima di 24 ore suddivise in 8 incontri di 3 ore ciascuno. Il numero massimo consigliato di partecipanti è di 25 persone.
Alla fine del corso ogni partecipante riceverà un certificato di partecipazione al corso.

Come posso partecipare al Corso Gordon?

I corsi per il 2023 partono seguendo una programmazione già stabilità e vengono svolti in diverse città italiane.

Se sei un utente singolo interessato, verrai inserito nel gruppo di formazione sulla base della data scelta visionando le disponibilità del calendario e del luogo.

Il corso può essere organizzato su richiesta anche all’interno di un’azienda e rivolto unicamente ai dipendenti della stessa.

Sei interessato a partecipare a questa formazione?

Hai domande, curiosità o vorresti richiedere ulteriori informazioni su costi e programmazione?

Contattami:  dottoressaparisiannalisa@gmail.com

È IL TERAPEUTA GIUSTO PER ME? 3 aspetti per capirlo

Come fare a capire se il professionista a cui mi rivolgo fa davvero per me?

L’approccio clinico dello Psicoterapeuta cosi come il suo iter formativo sono determinanti e ci orientano rispetto alla sua preparazione nozionistica ed esperenziale.

E’ importante infatti affidare la nostra salute psicologica ad un Professionista della Salute Mentale preparato e che abbia sviluppato le competenze necessarie per gestire in termini clinici il disagio psicologico.

Tuttavia, ciò che fa davvero la differenza per avviare un cambiamento significativo nel paziente in terapia è l’Alleanza Terapeutica, ovvero la relazione di cooperazione tra professionista e paziente che consente il perseguimento degli obiettivi clinici determinando quindi il successo terapeutico.

La relazione terapeutica 

La qualità della relazione in terapia è il fattore principe che consente il cambiamento.

La relazione umana che si crea tra le due parti, funge da esperienza riparativa per il paziente che vivendo determinate condizioni come l’accettazione di sé e l’ascolto assente da giudizio, riesce a rendersi più ricettivo e disponibile al cambiamento.

Quali aspetti valutare?

1.  Sintonia immediata  

Sin dal primo colloquio conoscitivo con il nuovo terapeuta possiamo farci un’idea della persona che abbiamo davanti.

Il suggerimento è quello di affidarci alle nostre sensazioni “di pancia”: “che tipo di emozioni mi innesca il Professionista? Come mi risuona? Mi ispira fiducia, simpatia, serietà?

Sono convinta che con il clinico debba esserci una sorta di attrazione iniziale istintiva che, una volta terminato il primo colloquio in studio, attivi in noi il desiderio di farvi ritorno una seconda volta.

Terminata la prima visita suggerisco sempre alla persona, anche quando già manifesta la sua volontà di intraprendere il percorso con me, di prendersi qualche giorno per digerire l’incontro e comprendere bene le risonanze innescate dal colloquio, con la finalità di valutare con calma se posso o meno essere la dottoressa giusta per iniziare la psicoterapia insieme.

2.  Sincerità e apertura 

Ovvero trasparenza e apertura nella condivisione dei propri vissuti, nel rispetto dei propri tempi.

Essendo una relazione basata sull’autenticità è necessario, laddove emergessero, verbalizzare verità scomode, perplessità ed eventuali criticità.

3. Fiducia e collaborazione

La fiducia da parte del paziente deve essere percepita nei confronti del Professionista, della Relazione e rispetto al Cambiamento.

Spesso la fiducia viene confusa con la delega, ovvero atteggiamenti e proiezioni salvifiche rispetto al professionista percepito spesso come un mago capace da solo di operare il cambiamento.

Al contrario, Il terapeuta non crea il cambiamento ma lo facilita.

In terapia il paziente è il vero responsabile del suo cambiamento che viene permesso da fattori quali motivazione, impegno e messa in gioco.

Il terapeuta in quanto Persona inevitabilmente porterà nella relazione caratteristiche personali che risuoneranno in maniera diversa in base alle peculiarità del paziente e al suo modo di funzionare.

Non esiste quindi uno Psicoterapeuta che vada bene per tutti!

Il suggerimento è quello di affidarsi ad un Professionista oltre che competente anche empatico e, soprattutto, capace di farci vivere l’ora di terapia consentendoci di essere pienamente ciò che siamo.

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SESSUALITÀ E CONSAPEVOLEZZA DI SÉ. Conoscersi attraverso il corpo

La nostra sessualità racconta di noi, risente delle nostre esperienze passate, viene influenzata da paure e condizionata da fantasie e desideri personali.

Il modo dunque in cui viene pensata, immaginata e agita dalla persona riflette il suo mondo interno.

Come Psicoterapeuta lavoro ogni giorno per facilitare le persone a sviluppare sempre più consapevolezza di sé e del proprio modo di funzionare; come Sessuologa seguo lo stesso sentiero clinico: aiutare il paziente a conoscersi sessualmente è l’obiettivo costante e imprescindibile di ogni percorso psicosessuologico.

La consapevolezza sessuale avviene anche attraverso la conoscenza del proprio corpo

Il corpo, in quanto veicolo attraverso cui viviamo la nostra sessualità, è lo strumento primario di conoscenza di sé a livello sessuale, ed è importante includerlo nella terapia con la finalità di aiutare la persona a sviluppare maggior famigliarità con le proprie risposte sessuali.

La conoscenza avviene attraverso il canale delle vista

Un esercizio che spesso suggerisco in terapia da fare a casa è quello di confrontarsi con la propria immagine nuda allo specchio, comprese le zone genitali.

Le donne soprattutto, non hanno spesso sufficiente famigliarità con le proprie zone intime, è importante invece prendervi confidenza per includerle nella propria immagine corporea e abituarsi simbolicamente a “pensarle” e quindi ad accoglierle.

Esplorare visivamente l’area genitale permette di entrare in contatto con le risonanze emotive innescate dall’immagine che rimanda lo specchio e diviene quindi un prezioso strumento per capire come la persona si relaziona rispetto alle propria intimità con la finalità di poter elaborare eventuali vissuti critici in terapia.

In alcuni casi infatti anche solo la vista dei propri genitali può innescare vissuti come vergogna, fastidio o addirittura ansia e paura.

L’importanza del tocco

E’ fondamentale anche sviluppare consapevolezza rispetto a sensazioni ed emozioni innescate dal tocco per comprendere le diverse sensibilità dell’area interessata e come il nostro corpo risponde alla stimolazione genitale.

Il tocco che suggerisco non comprende solo le zone genitali ma riguarda tutto il corpo e non deve essere un massaggio ma un “auto-accarezzamento”, per consentire alla persona di prendere confidenza con le proprie zone erogene, ovvero quelle aree che se stimolate provocano, come risposta soggettiva, eccitazione e piacere.

La stimolazione tattile permette anche di riconoscere eventuali blocchi sessuali o resistenze del paziente che possono quindi essere accolte e affrontate durante il percorso terapeutico.

Perché è importante nella Terapia Sessuale includere il corpo?

Un percorso psicosessuologico che prevede anche l’esplorazione visiva e tattile del corpo consente alla persona di sviluppare maggior consapevolezza rispetto alle proprie risposte corporee e sessuali.

Il corpo diviene pertanto strumento utile per individuare blocchi sessuali o traumi, e costituisce spesso anche l’oggetto da cui partire per ripristinare gradualmente la salute psicosessuale del paziente.

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SE IL PARTNER HA UN PROBLEMA SESSUALE, 4 atteggiamenti da evitare

Il problema sessuale di un partner inevitabilmente ha un impatto sull’intimità di coppia e può innescare vissuti di frustrazione, incomprensioni o addirittura provocare una vera e propria crisi relazionale.

Il partner “non disfunzionale” tende ad assumere, più o meno intenzionalmente, atteggiamenti che invece che facilitare la ricerca di una risoluzione aggravano la situazione amplificandone la criticità.

Lavorando con le coppie in terapia ho individuato 4 atteggiamenti comuni che il partner che si confronta con la disfunzione del proprio compagno/a tende a mettere in atto:

  1. AUTOSQUALIFICA: Quando ci si interfaccia con la problematica sessuale dell’altro un atteggiamento frequente consiste nella messa in discussione ingiustificata di se stessi. Le donne spesso in risposta a episodi di disfunzione erettile del compagno leggono nell’assenza di eccitazione uno scarso desiderio nei loro confronti e iniziano a torturarsi con pensieri di autosqualifica: “Cos’ho che non va?; Non sono abbastanza bella; Non ho un corpo cosi attraente…”. Questo atteggiamento è pericoloso poiché porta allo sviluppo di vissuti di inadeguatezza che minano gradualmente l’autostima e la sicurezza interna.
  2. MESSA IN DUBBIO DEL SENTIMENTO: Similmente alla messa in discussione di sé, viene spesso messo in dubbio anche il coinvolgimento sentimentale del partner nei propri confronti: “Se non funziona sessualmente significa che non mi ama più o che non è coinvolto sentimentalmente con me”.
  3. AGGRESSIONE e PUNIZIONE: La reazione comune adottata dal partner si traduce spesso in atteggiamenti aggressivi o passivo-aggressivi responsabili dell’innesco di cicli di conflitto che, se reiterati, stancano e danneggiano il rapporto di coppia.
  4. RITIRO DALLA SESSUALITA‘: Una conseguenza tipica è la sospensione totale dell’attività sessuale attraverso forme di evitamento che penalizzano, oltre il coito, anche i preliminari e gli scambi affettuosi che si riducono gradualmente sino ad azzerarsi provocando freddezza relazionale e distanza emotiva.

Cosa fare invece per aiutare il partner?

Evitare atteggiamenti vittimistici e di autosqualifica

Evitare conclusioni affrettate e pensieri “Se, allora” negativi e approssimativi

Gestire la frustrazione scartando atteggiamenti reattivi e aggressivi nei confronti del partner. In questi casi quando contattiamo rabbia o risentimento possiamo fare uno sforzo di empatia mettendoci nei panni dell’altro. Spesso infatti la disfunzionalità sessuale viene vissuta con grande disagio dalla persona che può sentirsi profondamente in imbarazzo e inadeguata. In molti casi la preoccupazione oltre che riguardare una ferita al Sé, può nascondere un timore abbandonico laddove, a causa della propria difettosità, ci si confronta con la paura di venire lasciati e perciò abbandonati.

La parola d’ordine anche qui è COMPLICITA’, la disfunzione sessuale va gestita attraverso UN LAVORO DI SQUADRA. Il partner “non disfunzionale” ha infatti un ruolo determinante nel supportare il compagno/a nella risoluzione del problema.

L’atteggiamento da adottare “che funziona” comprende quindi DISPONIBILITA’ ALL’ ASCOLTO senza giudizio, ACCOGLIENZA rispetto al vissuto dell’altro e VICINANZA EMOTIVA.

Nei casi in cui la disfunzione non si verifica in circostanze episodiche ma tende a persistere nel tempo e a presentarsi con cadenza regolare durante gli incontri sessuali, scegliere di rivolgersi a un Professionista per un supporto psicosessuologico può rappresentare la scelta preferibile.

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INTESA SESSUALE. Come costruirla, come migliorarla

Quanto conta davvero la chimica sessuale in una coppia? L’intesa sessuale deve esserci per forza dall’inizio del rapporto o può essere costruita nel tempo?… Ci si deve rassegnare quando dopo tanti anni di relazione decresce o addirittura scompare?

Intesa sessuale, una definizione

L’intesa sessuale può essere definita come la complicità generale sul piano dell’intimità che ci permette di entrare in sintonia con il nostro partner e di vivere l’esperienza sessuale in maniera reciprocamente coinvolgente e appagante.

Spesso mi viene rimandato durante le sedute di psicoterapia un’assenza all’inizio di una conoscenza nuova di intesa sul piano dell’intimità, oppure una graduale perdita dell’intesa a seguito di situazioni di conflitto, riconfigurazioni della coppia, come l’arrivo di un figlio, o semplicemente per il fattore tempo che affatica e depotenzia la carica sessuale iniziale.

Da cosa dipende l’intesa sessuale?

L’intesa sessuale tra due persone può dipendere da una combinazione di fattori diversi: le esperienze sessuali passate di ciascun partner, il modo individuale di intendere e vivere la sessualità che risente di fattori educativi, culturali e sociali e, soprattutto, l’attrazione reciproca sul piano fisico e mentale.

Intesa sessuale, 6 passi per rafforzarla

Nei casi in cui l’intesa sessuale è debole, all’inizio di una relazione o, di converso, quando tende a dissolversi dopo tanti anni insieme, essa può essere rafforzata attraverso un investimento mirato.

L’intesa sessuale può essere vista come un processo che necessita per svilupparsi di passi specifici che ho riassunto in 6 punti:

  1. COMUNICAZIONE e CONFRONTO: Parlare di sesso, aiuta a fare sesso. Sentirsi liberi di comunicare al partner preferenze sessuali, desideri e resistenze permette di creare un’intimità relazionale che consente un’ampliamento dell’intimità emotiva anche sul piano della sessualità.
  2. ACCETTAZIONE DI SE‘, conoscersi e accettarsi nella propria unicità e specificità sul piano sessuale, in termini di gusti e necessità, è fondamentale per entrare in risonanza sessuale con il partner.
  3. ACCETTAZIONE DELL’ALTRO, sviluppare uno sguardo empatico nei confronti dell’altro e accettarlo nel suo modo di vivere e intendere la sessualità è determinante per l’instaurarsi di una sessualità reciprocamente soddisfacente.
  4. SEDUZIONE, l’intesa sessuale poggia su un equlibrio delicato fatto di desiderio fisico, attrazione e coinvolgimento. La domanda che pongo ai miei pazienti in questi casi è: “Quanto ti senti bravo a sedurre il tuo partner e innescare il suo desiderio sessuale nei tuoi confronti?”
  5. STIMOLAZIONE, la miccia dell’intesa sessuale risiede proprio nel desiderio, che può essere alimentato attraverso la stimolazione fisica: preliminari, baci, carezze, sguardi ma anche l‘erotizzazione mentale che consiste nella condivisione reciproca di fantasie e desideri sessuali.
  6. SPERIMENTAZIONE, l’intesa sessuale viaggia in parallelo con l’agito, quindi con la sperimentazione effettiva sul piano sessuale. Provare cose diverse inserendo ogni tanto qualche novità, consente alla coppia di vivere esperienze nuove e di rafforzare la complicità sessuale.

L’intesa sessuale è un processo plastico e modificabile e può essere pertanto costruita e ripristinata con impegno e motivazione da parte di ciascun partner.

Nei casi in cui “non si sa da che parte cominciare” o ci si sente in difficoltà nel ripristino di questo aspetto, rivolgersi al Sessuologo può essere la scelta preferibile.

Attraverso la facilitazione del Sessuologo Psicoterapeuta infatti la coppia potrà prendere consapevolezza delle resistenze e difficoltà che minano l’intesa sessuale ed essere supportata in maniera efficace a recuperare, o costruire, una complicità di coppia sul piano dell’intimità.

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PRIMO COLLOQUIO CON IL SESSUOLOGO, 4 timori comuni

Il primo colloquio con il Sessuologo può suscitare timori di diversa natura, ed è proprio il disagio supposto legato al primo contatto che spesso crea ansia e perciò evitamento.

Molti pazienti riferiscono di aver atteso molto prima di prenotare un primo appuntamento con me, proprio per i vissuti di imbarazzo che prevedevano avrebbero sperimentato durante l’incontro.

Tuttavia, la procrastinazione può essere dannosa se reiterata.

Rimandare l’incontro posticipa pure la risoluzione del problema generando ansia, frustrazione e, nei casi più gravi, concorre a peggiorare o addirittura a cronicizzare il disagio sessuale.

Le paure che spesso i pazienti verbalizzano possono essere arginate attraverso la rielaborazione di 4 timori comuni:

  • Il timore di sentirsi sulle spine durante tutto il colloquio

Il Sessuologo è a conoscenza delle difficoltà legate al condividere informazioni personali relative alla propria sfera intima, pertanto il primo obiettivo del professionista è quello di creare delle condizioni che consentano alla persona di sentirsi il più possibile rilassata e a proprio agio.

  • Il timore di non riuscire a trovare “le parole adatte”

La paura di non riuscire a utilizzare il lessico giusto per riferirsi a parti anatomiche o a pratiche sessuali specifiche è comune, e spesso mi viene rimandata durante i primi colloqui.

Non è importante conoscere il termine scientifico, ma riuscire a farsi comprendere nel modo più chiaro possibile.

Talvolta io per prima, per sdrammatizzare o farmi comprendere meglio, utilizzo un lessico non tecnico.

  • Il timore del giudizio del professionista

Spesso può emergere la paura di incontrare una persona che, sebbene consapevoli del ruolo che ricopre, possa farsi un’idea strana di noi, considerarci in difetto, non adeguati o addirittura non normali.

Il Sessuologo è abituato a rispondere alle esigenze del paziente sospendendo completamente il proprio giudizio e punti di vista personali; il fine ultimo dei primi colloqui è esclusivamente quello di raccogliere le informazioni necessarie per impostare il percorso psicosessuologico più efficace.

  • Il timore legato alla mancata riservatezza di informazioni personali

Il Sessuologo, nel mio caso Psicologo Psicoterapeuta, è vincolato al Segreto Professionale come stabilito dall’articolo 11 del Codice Dentologico degli Psicologi Italiani.

Pertanto, come ricordo sempre ai miei pazienti: “tutto ciò che viene condiviso dalla persona all’interno della stanza della terapia, resta nella stanza della terapia.”

I timori con cui ci si confronta prima di affrontare un primo incontro con un professionista esperto in sessuologia sono normali e comuni, ma non possono essere un buon motivo per evitare di chiedere aiuto rispetto ad una problematica che, rientrando nella sfera della salute dell’individuo, può incidere notevolmente in termini peggiorativi sulla qualità della vita.

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