Psicologia

“Il curioso paradosso è che solo quando accetto me stesso così come sono, allora posso cambiare” - C. Rogers

Mi piace pensare al percorso psicologico come un’opportunità di rinascita, uno “schiudersi al mondo” per tornare a fiorire singolarmente o in coppia.

A volte la vita ci mette a dura prova e ci troviamo ad affrontare situazioni difficili.

Ci confrontiamo con cambiamenti inaspettati, situazioni stressanti, e eventi critici che ci allagano, provocando in noi amarezza, ansia, demotivazione e mancanza di autostima.

Rivolgerti a un professionista formato ti aiuterà ad alleviare la sensazione di solitudine legata allo stato di malessere.

Ti permetterà di sviluppare maggior consapevolezza rispetto al disagio e al suo significato, e di apprendere modalità più funzionali per gestirlo, al fine di ristabilire l’armonia e il benessere psicofisico.

Lo psicologo è un professionista della salute che ha acquisito nel corso della sua formazione, nozionistica ed esperienziale, competenze teoriche e pratiche, e che utilizza specifici metodi e tecniche al fine di aiutare la persona a stare meglio, a curare le proprie ferite e a sviluppare consapevolezza rispetto alle proprie emozioni e pensieri.

Il prendersi cura per me ha a che vedere con la presa in carico dell’individuo nella sua globalità e unicità.

Ritengo fondamentale riuscire a co-costruire con ogni paziente uno spazio sicuro e accogliente, affinché la persona possa sentirsi a proprio agio, rispettata e valorizzata.

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Quando rivolgersi allo psicologo?

Tutte le volte che avvertiamo che “qualcosa non va”, che sentiamo la necessità di ricevere un aiuto esterno, che sperimentiamo malessere o ci confrontiamo con sintomi spiacevoli che interferiscono con la nostra qualità della vita.

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Come funziona il percorso psicologico?

Il percorso psicologico inizia con uno o più colloqui preliminari che permettono la conoscenza reciproca tra paziente e professionista e aiutano ad inquadrare il malessere sperimentato e i pensieri e le emozioni che lo accompagnano.
Successivamente vengono esplicitati e concordati insieme gli obiettivi del percorso. Gli incontri hanno una durata di 50 minuti e hanno, in genere, una cadenza settimanale.

Di seguito alcuni ambiti di cui mi occupo

  • Difficoltà lavorative e famigliari
  • Problematiche sentimentali e relazionali
  • Scarsa autostima e insicurezza
  • Disturbi d’ansia
  • Problematiche stress correlate
  • Umore depresso, perdita della motivazione
  • Abbassamento del rendimento lavorativo
  • Difficoltà nel gestire le emozioni
  • Lutto o separazioni dolorose
  • Traumi
  • Supporto genitoriale

Il mio approccio terapeutico, la Terapia Centrata sul Cliente

L’Approccio Centrato sulla Persona, o Terapia Centrata sul Cliente, è un approccio psicoterapico che si basa su una radicata e sostanziale fiducia nella persona e nelle sue capacità.

Compito del terapeuta è quello di creare le condizioni che possano facilitare il processo di esplorazione e di presa di contatto emotivo della persona, attraverso un atteggiamento autentico e recettivo, capace di accogliere e dare dignità a tutto ciò che viene portato all’interno dello spazio di terapia.

Carl Rogers (1902-1987), psicologo statunitense e fondatore dell’approccio, individua nell’empatia, nella congruenza e nell’accettazione incondizionata del terapeuta, le condizioni necessarie e sufficienti affinché possa crearsi quel clima fertile e facilitante indispensabile per avviare e sostenere il processo terapeutico.

E’ fondamentale perciò che la persona possa fare esperienza di un atteggiamento genuino e accettante da parte della persona del terapeuta, e che possa percepire di godere, durante l’ora di terapia, di un luogo sicuro per raccontarsi senza maschere e censure.

In terapia, allora, l’atteggiamento di considerazione positiva incondizionata del terapeuta, unita all’empatia e alla congruenza, serviranno da esperienza correttiva (Alexander, 1946) per la persona che, a poco a poco, si sentirà abbastanza sicura per esplorare se stessa più in profondità, contattando quegli aspetti fino a quel momento evitati o non riconosciuti poiché percepiti troppo temibili, imbarazzanti o estranei al Concetto di Sé.

Attraverso il modo di essere del terapeuta l’individuo ha l’opportunità di far fronte, in circostanze più favorevoli, a quelle situazioni emotive prima intollerabili e di integrarle correttamente. L’accettazione genuina del terapeuta potrà perciò facilitare di riflesso l’autoaccettazione della persona, promuovendone un funzionamento più ricco e flessibile.

La terapia rogersiana non tenta di arginare il problema specifico focalizzandosi esclusivamente sul sintomo, ma aiuta la persona a crescere e a divenire più fiduciosa e consapevole delle sue emozioni e risorse.

Fonti
F. Alexander, Psychoanalytic Therapy: Principles and Application (1946), trad. it. L’ esperienza emozionale correttiva, Psicoterapia e scienze umane 1993 XXVII, 2: 85-101.
C.R. Rogers, Psicoterapia di consultazione (1942), trad. it. Astrolabio, Roma 1971
C.R. Rogers, La terapia centrata sul cliente (1953), trad. it. Martinelli, Milano 1970

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